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IL NOSTRO CONSIGLIERE COMUNALE DICE CON CHIAREZZA COME STANNO LE COSE SULLA CRISI CHE STA RIEMPENDO ANZIO DI RIFIUTI
Sulla crisi rifiuti in corso, provocata dalla chiusura di un impianto privato, ne sto leggendo di tutti i colori. Dal solito scaricabarile per il quale è sempre tutta colpa della Regione, all’attacco ai ‘populisti’ che hanno osato opporsi alla realizzazione di un impianto a biogas (privato) a 300 metri da una scuola d’infanzia. Ho provato più volte in consiglio comunale a fare un ragionamento più ampio sul tema, a spiegare perché l’attuale modello non funziona e cosa dovremmo fare, ma quando leggo certe dichiarazioni capisco sempre di più che parlo con i muri, e allora ogni tanto passa proprio la voglia di prendere parola. Non è possibile però lasciare andare certe affermazioni. Allora riproviamoci in pillole: -L’intero ciclo di gestione dei rifiuti, dalla raccolta, al trattamento ed eventuale smaltimento va ri-pubblicizzato: non è possibile rimanere vincolati alla decisione di un privato che decide di fare ‘manutenzione’ in piena estate. Non è possibile continuare a pagare per un servizio (2.9 milioni per lo smaltimento e 2.8 milioni per il trattamento secondo l’ultimo Piano economico TARI di Anzio) che arricchisce pochi quando potrebbe arricchire la collettività che tutta produce rifiuti (0 euro derivanti dalla vendita di materiale o energie proveniente dai rifiuti secondo lo stesso piano) -Le distanze contano: checché ne dicano i tuttologi della politica nostrana se un impianto, specie se produce emissioni come nel caso degli impianti biogas, sta a 300 o a 1000 metri da una scuola e da un centro abitato, in cui l’esposizione all’inquinante è costante nel tempo, i fattori di rischio cambiano. -Gli impianti servono, ma devono essere pubblici, insediati a distanze adeguate da punti sensibili e devono recuperare principalmente materia E comunque a quanto pare la Regione Lazio, che non è avulsa da errori, mancanze e ritardi, ha già tamponato l’emergenza.