In merito al gravissimo episodio di bullismo verificatosi in una scuola del nostro territorio, dinanzi ad un fenomeno epocale e generazionale (il bullismo) le cui cause sono molteplici, complesse e trasversali volentieri condividiamo le riflessioni di un insegnante del territorio. Da parte di tutti noi, in primis di chi occupa ruoli istituzionali, sarebbe auspicabile l’impegno ad abbassare i toni del confronto per evitare che passi il messaggio che se alzi la voce, se deridi, se fai il prepotente, allora riesci a sottomettere o sminuire l'altro. La politica in tal senso ha una grossa responsabilità e non sempre offre buon esempio. Alla ragazzina aggredita va la nostra solidarietà e gli auguri di pronta guarigione, ai ragazzi che da quanto si legge, sembrerebbe abbiano agito in branco, l'auspicio per il loro bene che acquisiscano quanto prima gli strumenti per comprendere la gravità del loro gesto.   “Leggo sgomenta dell’ennesimo atto di incomprensibile violenza effettuata da un gruppo (Branco?) di ragazzini verso una compagna, per di più avvenuta all’interno di una scuola. Leggo … e mi sento in colpa. Come docente, come genitore … come adulto. Rifletto sulla mia esperienza di docente, sull’aggressività verbale, sullo scherno, con cui spesso i ragazzi, con disarmante inconsapevolezza, si rivolgono l’un l’altro. Spesso li fermo, li faccio riflettere, a volte mi ascoltano, perché io per prima li ascolto, cercando di non accusarli, ma di capire. Ho tra le mani il libro che un’insegnante/terapeuta di una scuola Superiore di zona ha recentemente scritto: “Culpa in educando, culpa in vigilando”. Penso anche io che la “colpa” è della comunità educante in toto e tra questi metto la società in cui viviamo. E mi riferisco all’aggressività, allo scontro, all’umiliazione dell’altro che contraddistinguono molti dei nostri rapporti tra adulti: i talk show, la politica, i commenti sulle chat, le relazioni tra automobilisti, le diatribe in strada, … Di fronte a tutta questa bassezza, li abbiamo lasciati soli, anzi, li abbiamo lasciati soli con in mano un cellulare con cui navigare inconsapevoli ed affrontare, senza strumenti, il mondo. Non siamo stati in grado di educare, ed è indubbio che la prima fase dell’educazione e dell’ascolto deve avvenire in famiglia, poi c’è la scuola, che spesso si limita ad istruire, perché, come ci ricorda U. Galimberti “per ragioni oggettive e per ragioni soggettive, non è in grado di educare”. Ricorro ancora alle riflessioni e alle parole di chi ne sa più di me (sempre Galimberti): le emozioni non sono innate, e l’educazione ha il compito di percorrere quel tragitto che dalle pulsioni, naturali ed istintive, conduce alle EMOZIONI, “che consentono ai nostri ragazzi di acquisire quella risonanza emotiva che permette loro di “sentire” immediatamente, prima ancora di riflettere, la differenza tra il bene e il male, tra ciò che è grave e ciò che grave non è.  Questo tragitto educativo si conclude con il passaggio dalle emozioni ai sentimenti, che non sono un fatto naturale, ma culturale. I sentimenti si imparano” … e noi glieli abbiamo insegnati? E’ chiaro che di fronte ad un atto violento, la scuola, gli adulti debbano segnalare e punire, ma non penso che questa sia la strada per aiutare veramente i nostri figli, vittime o bulli che siano.” Alessandra Fantacone  


NECESSARIO PROGETTO POLITICO PER ANZIO, AVVIATO CONFRONTO CON M5S E REALTÀ CIVICHE

Si è svolta stamattina l’assemblea degli iscritti di Alternativa per Anzio per analizzare le vicende che hanno scosso il nostro comune e riflettere insieme sul futuro della nostra città. Emerge con chiarezza ciò che abbiamo già ampiamente ribadito. Qualsiasi sia l’esito della commissione di accesso le responsabilità politiche sono chiare. L'attuale amministrazione, come le precedenti, nella migliore delle ipotesi non è stata in grado di riconoscere la gravità della situazione e riteniamo che non abbia più i requisiti per governare la città. Allo stesso tempo bisogna anche pensare a ricostruire e bisogna farlo alla luce di quello che caratterizza il nostro territorio. Le organizzazioni criminali, durante questi ultimi anni, si sono impossessate della nostra società, cercando legami con il mondo imprenditoriale e politico. Occorre quindi che la politica metta in campo un progetto che abbia insiti gli anticorpi per contrastare il dilagare del metodo mafioso e che stronchi gli interessi delle attività criminali. Il lavoro di forze dell'ordine e magistratura da solo non basta. Bisogna coltivare la cultura della legalità e pensare ad un progetto politico impermeabile al sistema malavitoso. ApA da tempo lavora per costruire ad Anzio una proposta politica alternativa, solida e che sappia affrontare le criticità che ci affliggono da anni. Per questo, insieme al Movimento 5 Stelle ed a diverse realtà associative che operano nel territorio, abbiamo intrapreso un percorso di confronto e discussione. Speriamo si uniscano altre forze politiche e civiche che condividono la stessa visione di città e che vogliono essere in discontinuità con i disastri del centrodestra degli ultimi 25 anni.


CHIEDIAMO AL COMUNE DI ANZIO INIZIATIVE PER L'ACCOGLIENZA DELLE FAMIGLIE UCRAINE

In data 4 Marzo abbiamo protocollato al Comune una richiesta di informazioni su eventuali azioni che l’Amministrazione abbia posto in essere per l’accoglienza e l’assistenza di persone e famiglie provenienti dall’Ucraina e se sia in previsione anche un tavolo di raccordo per gli aiuti umanitari che sappiamo già prontamente organizzati da privati cittadini. Nelle situazioni emergenziali e di necessità, come fu per il sisma e gli aiuti ad Amatrice, come è stato ed ancora è tutt’oggi per la pandemia ed i momenti di grave difficoltà per alcune persone, i cittadini di Anzio si dimostrano una comunità generosa, coesa e solidale. Riteniamo doveroso che l’Istituzione comunale faccia la sua parte. Soprattutto dopo i fatti violenti che sono accaduti nella nostra città è prioritario recuperare il senso di comunità coadiuvando la parte nobile della nostra città che da sempre lavora in silenzio aiutando generosamente nelle circostanze più tristi e disperate le persone bisognose. Purtroppo le fiaccolate con foto non sono sufficienti.

I consiglieri comunali Luca Brignone - Alternativa per Anzio Alessio Guain - Movimento 5 Stelle Rita Pollastrini - Movimento 5 Stelle -Mariateresa Russo



BRIGNONE: SFIDUCIA ATTO DOVUTO. SI VADA TUTTI NELLA STESSA DIREZIONE

Le vicende legate alla maxi-operazione “Tritone” ci hanno scosso profondamente in questi giorni. Sono arrivato a mettere in discussione l’opportunità di continuare o meno questa esperienza amministrativa. Ad ogni modo, chi avrebbe dovuto fare un passo indietro immediatamente a tutela della città è l’amministrazione, che ad oggi non è riuscita neanche a prendere le distanze da certi comportamenti, né ad ammettere l’errore di aver ignorato la presenza del fenomeno mafioso sul territorio per anni. Ho auspicato fin da subito le dimissioni del Sindaco. Queste non sono arrivare ed è stato necessario procedere per via politico-amministrativa, tramite la sfiducia in consiglio comunale. A questo proposito credo sia necessario sgomberare il campo da dubbi e fraintendimenti che in molti si stanno generando: la consigliera del PD, Lina Giannino, ha presentato una richiesta di consiglio comunale straordinario, esplicitamente ai sensi dell’articolo 39 comma 2 del Testo Unico del Enti Locali. Richiesta che ho scelto di sottoscrivere, in quanto ho condiviso con lei la necessità di dare un segnale forte ed immediato alla città. In tale atto si chiedeva di mettere all’ordine del giorno del consiglio la mozione di sfiducia al Sindaco. Il testo di tale mozione di sfiducia, che segue un altro iter normativo, art. 52 comma 2 del TUEL, andava redatto e sottoscritto da almeno 10 consiglieri comunali per essere protocollato e accolto ed è quello che nel frattempo si sta cercando di fare insieme ai colleghi del movimento 5 stelle, i quali avevano semplicemente chiesto di ragionare con più calma su un testo condiviso. La richiesta di consiglio comunale della consigliera Giannino è stata già protocollata e non raggiunge le 5 firme necessarie previste dalla normativa (e comunque non avrebbe avuto da sola la valenza di mozione di sfiducia in consiglio). Ad oggi l’unica soluzione è quella di raggiungere 10 firme e poi protocollare la richiesta. A quel punto, solo se la maggioranza assoluta dei componenti del consiglio dovesse votare favorevolmente, con appello nominale, la sfiducia sarebbe valida. Questa rimane l’unica strada da percorrere e auspico che anche i consiglieri di maggioranza che si stanno dissociando dai fatti accaduti possano trovare il coraggio di assumersi questa responsabilità, per rispetto dei cittadini di Anzio prima che di se stessi.

Luca Brignone, Consigliere di Alternativa per Anzio 

LA MOZIONE DI SFIDUCIA NEI CONFRONTI DEL SINDACO È PRONTA, FIRMATELA CON NOI

Abbiamo predisposto una proposta di mozione di sfiducia al Sindaco ai sensi dell'articolo 52 del TUEL. In calce ci sono le nostre firme, per essere discussa in consiglio comunale occorrono dieci firme. Invitiamo i nostri colleghi Consiglieri, a cui abbiamo inviato il testo per mail, a sottoscriverla e a portare all'interno del Consiglio il confronto necessario a capire se ci siano i presupposti per andare avanti o se non sia piuttosto giunto il momento di staccare la spina per il bene della Città. Di certo non è possibile continuare come se niente fosse accaduto. È possibile firmare la mozione presso la sede di Alternativa per Anzio tramite numero di telefono indicato via mail o contattando uno dei sottofirmatari.

Alessio Guain - M5S Rita Pollastrini - M5S Luca Brignone - Alternativa per Anzio - Mariateresa Russo


ATTENDIAMO LA COMMISSIONE, MA LE RESPONSABILITÀ POLITICHE SONO CHIARE

Sono giorni concitati e drammatici per le nostre Città. L’ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari, relativa alla maxi-operazione antimafia dell’altro ieri, contiene elementi gravissimi sui legami di diversi personaggi coinvolti dalle misure di custodia cautelare e le istituzioni locali. Ci sono intere sezioni dedicate al sostegno di queste cosche all’attuale amministrazione e all’aggiudicazione degli appalti: la stampa non ha fatto altro che riportare quei contenuti. Non ci si nasconda dietro un dito. Da quanto si apprende, potrebbe essere insediata una commissione d’accesso come previsto dal TUEL nei prossimi giorni, al fine di accertare un possibile condizionamento dell’attività amministrativa e l’eventuale entità di tale condizionamento. Crediamo sia la soluzione migliore a tutela di tutti. Abbiamo chiesto alle istituzioni centrali di valutare questa possibilità già diversi anni fa, quando altri episodi analoghi si erano verificati e quando venimmo definiti “disturbati mentali” da chi governava. Attendiamo speranzosi tali sviluppi, che riteniamo fondamentali e meno estemporanei di azioni politiche, che comunque valuteremo confrontandoci con le altre opposizioni. La posizione che abbiamo assunto negli anni, e che ribadiamo, è che la situazione è troppo grave e compromessa perché se ne occupi solo la politica locale. Serve un intervento forte delle istituzioni a tutti i livelli. Appare al tempo stesso chiaro che, indipendentemente dall’esito delle decisioni del Prefetto, ci siano elementi politici che non possono essere ignorati e che andranno affrontati nei giusti tempi. Per anni e anni è stata negata la presenza di organizzazioni criminali sul nostro territorio: abbiamo una classe politica che nella migliore delle ipotesi è stata cieca, incapace di leggere la realtà e non in grado di mettere in campo gli anticorpi necessari per prevenire la ramificazione di tali organizzazioni. Non solo, un dato di fatto incontrovertibile che emerge dall’ordinanza del GIP è che i personaggi coinvolti hanno sostenuto convintamente questa amministrazione. Non ci interessano i risvolti penali dei singoli, ma l’incapacità politica di tagliare ogni ponte con certe logiche. Se dovesse intervenire il Prefetto con una commissione d’accesso, attenderemo con il massimo rispetto gli esiti, altrimenti toccherà al territorio e alla politica dare una risposta.



INFILTRAZIONI MAFIOSE: È ORA DI FARE CHIAREZZA.

Seguiamo con attenzione l’operazione dei carabinieri in atto nei comuni di Anzio e Nettuno contro la Ndrangheta e le sue infiltrazioni nelle istituzioni. Le ultime notizie parlano dell’ingerenza del clan nelle elezioni di Anzio del 2018 che portarono all’elezione dell’attuale sindaco Candido De Angelis. Coinvolti anche due carabinieri ed assessori. Sempre al netto di ulteriori conferme, purtroppo, però tutto ciò non ci sorprende. Fin dal 2016 ci mobilitammo affinché si facesse chiarezza circa le possibili infiltrazioni di stampo mafioso nel nostro comune. Le evidenze di episodi intimidatori, atti di indagine e processuali facevano pensare alla possibilità di infiltrazioni mafiose e per questo motivo, grazie al coinvolgimento dei parlamentari Massimo Cervellini ed Elena Fattori, attraverso interrogazioni, incontri in Prefettura e manifestazioni pubbliche si posero precise e reiterate richieste di accesso agli atti e commissariamento del Comune di Anzio. Purtroppo queste richieste vennero disattese, le ombre sulle relazioni tra organizzazioni criminali e le forze politiche che governavano la città rimasero e il rischio che la campagna elettorale del 2018 potesse essere infiltrata dalla malavita organizzata diventa, alla luce dei fatti di oggi, più plausibile. Crediamo, pertanto, sempre più necessaria l’istituzione di una commissione di accesso nel nostro comune.



PIANI DI ZONA: ACCUSE GRAVI E SITUAZIONE ASSURDA. I COMUNI TROVINO IN FRETTA UNA QUADRA

Questa mattina, nella Commissione Trasparenza del comune di Nettuno sul passaggio di Capofilato per la gestione dei servizi sociali da Nettuno ad Anzio, resa pubblica sulla pagina istituzionale dell’Ente, sono state fatte accuse gravissime da parte dell’Assessore Noce all’amministrazione di Anzio. Ricordiamo che il passaggio di Capofilato è in stallo da diversi mesi, con il rischio di commissariamento dei servizi sociali da parte della Regione e ripercussioni sulla programmazione e quindi erogazione dei servizi. Un paradosso che ci ha portato a scoprire che circa 10 milioni di euro sono bloccati tra i due comuni a causa della scarsa capacità di programmazione e di spesa di entrambi, nel bel mezzo di una crisi economica e sociale come quella che stiamo vivendo. L’assessore Noce ha accusato il comune di Anzio di aver avuto, citiamo testualmente, un ‘comportamento ‘sfuggente’, di non essersi presentato a diverse riunioni e di aver procrastinato fino all’inverosimile le trattative dopo aver richiesto il Capofilato e di non aver neanche organizzato per tempo la programmazione triennale’. Cosa hanno da dire in merito Sindaco e Assessore? Se queste sono le condizioni perché ostinarsi a pretendere il Capofilato? Sarebbe troppo facile infilare il dito nella piaga di due amministrazioni dello stesso colore politico che litigano e non trovano la quadra in un settore così delicato. I comuni si sbrighino a risolvere questo stallo e valutino la costituzione di un consorzio dedicato alla programmazione e gestione del Piano di Zona come stanno facendo altri comuni: il commissariamento che rischiamo potrebbe avere ripercussioni molto gravi.

Luca Brignone, Alternativa per Anzio

Rita Pollastrini, Movimento 5 stelle Anzio

Lina Giannino, Partito Democratico Anzio

Alessio Guain, Movimento 5 stelle Anzio

Mariateresa Russo



POLLASTRINI, BRIGNONE, GUAIN, RUSSO: COMMISSIONE SUL PORTO STRUMENTALE. MANDIAMO A CASA LA MAGGIORANZA

Per anni abbiamo denunciato le condizioni critiche in cui versa la Capo d’Anzio e l’insostenibilità dell’operazione megaporto, venendo fatti passare, puntualmente, come catastrofisti, incompetenti o come coloro che non vogliono il bene della città. Oggi, a un anno dalla fine della consiliatura, dopo l’accanimento terapeutico sulla capo d’Anzio, con una garanzia di milione e mezzo che pesa sui cittadini , un gruppo di consiglieri di maggioranza che a dicembre votò a favore dell’operazione fidejussoria, chiede una apposita commissione sul porto. Non si capisce con quale obiettivo, essendo la commissione un organo di indirizzo politico e avendo già espresso il consiglio il proprio indirizzo con il favore di questi consiglieri, senza che alcuno abbia sollevato obiezioni o dubbi approfittando della presenza dell'intero consiglio di amministrazione durante la discussione. Il ruolo di controllo può essere esercitato nella commissione trasparenza o nel consiglio stesso, come abbiamo fatto l’ultima volta, venendo a sapere del diniego della Cassa Depositi e Prestiti al finanziamento richiesto dalla società. Ci sembra evidente, piuttosto, l’insofferenza politica di questi consiglieri nei confronti di una maggioranza sempre più chiusa in se stessa. Abbiano il coraggio, allora, di sciogliere l’ambiguità e passare definitivamente in opposizione, provando a mandare a casa con un anno di anticipo questa amministrazione.

Luca Brignone Alternativa per Anzio

Alessio Guain M5S

Rita Pollastrini M5S

Mariateresa Russo


78° DELLO SBARCO, GRAZIE AD HARRY SHINDLER PER LE PAROLE DI OGGI

Oggi è il 22 gennaio, 78° anniversario dello Sbarco di Anzio e Nettuno. Una data fondamentale per la storia della nostra Città, non solo per l'importanza storica e per il carico di sofferenze che si porta dietro, ma anche perché segnò l'inizio di una nuova vita per Anzio, che prese il via quando i nostri nonni e i nostri genitori la ricostruirono al ritorno dallo sfollamento. Crediamo che non ci siano parole migliori per ricordare tutto questo di quelle usate oggi durante la commemorazione ufficiale da Harry Shindler, veterano inglese dello Sbarco e instancabile testimone della sua memoria. Lo ringraziamo profondamente per aver ricordato il significato profondo non solo dello Sbarco ma di tutta la Campagna d'Italia, per aver spiegato bene quali fossero le parti in campo e quale delle due fosse dal lato giusto della Storia, per aver sottolineato il ruolo fondamentale della Resistenza, attraverso cui gli Italiani vollero riscattarsi e liberarsi dal nazifascismo. Ci auguriamo vivamente che sia dato ampio risalto a questa lezione attraverso i canali ufficiali del Comune e dei media locali tutti.



Commissione Lavori Pubblici - Gennaio 2022

La scorsa settimana si è riunita la commissione lavori pubblici come richiesto inizialmente dall’opposizione. Il dibattito è ormai compromesso a causa di conclamati litigi interni alla maggioranza. Sono stati tuttavia affrontate tematiche rilevanti:

  • In merito ai fondi dei Piani Urbani integrati del PNRR non è dato di sapere cosa ha proposto il comune alla città metropolitana. La delega al nuovo consigliere metropolitano ha di fatto esautorato commissione e cittadini.
  • Sui finanziamenti ottenuti dal Ministero per le opere pubbliche ho chiesto spiegazione sulle opere previste allo Zodiaco. Il progetto che circolava in rete a quanto pare non è quello che verrà effettivamente realizzato ed era stato elaborato per un altro finanziamento in passato. Sia il vicesindaco che il presidente di commissione hanno comunque garantito che le opere e le attrezzature che verranno realizzate saranno di pubblico accesso e l’intervento non si trasformerà in un impianto pubblico dato in concessione a privati
  • Sul tema delle alberature stradali (in particolare sulla Nettunense al quartiere Falasche) il copione è purtroppo quello già visto in occasione del confronto su Via di Valle Schioia: prima viene detto che la normativa non consente di ripiantumare alberature. Poi, dopo aver dimostrato che non è così e che le norme esposte non sono applicabili (in particolare l’art.26 del regolamento attuativo del codice delle strada che dà prescrizioni per strade lontane dai centri abitati) e che quindi essenze arboree non ad alto fusto potrebbero essere reinserite, esce fuori che le alberature stradali non si vogliono piantare e si sbandierano i progetti per la riforestazione in altre aree. Ho ripetuto, e lo farò ancora, che la funzione delle alberature stradali ha una funzione a sé stante e non può essere scambiate con quella degli alberi piantati in altre zone (creano zone d’ombra per il transito pedonale, mitigano gli effetti dell’isola di calore urbana, stoccano inquinanti prodotti dalle automobili migliorando la qualità dell’area, mitigano gli effetti delle piogge intense, creano valore estetico e paesaggistico).
  • Su quest’ultimo argomento, infine, è emersa una questione non di poco conto: le tubature delle acque di adduzione che percorrono la Nettunense sono fatte interamente in eternit e in alcuni punti potrebbero essersi rotte. Il problema delle tubature in amianto è noto ed esteso a tutta l’Italia. In generale non comporta enormi problemi se il tubo è integro. Questi possono sorgere nel momento in cui questo si rompe. Su questo argomento ho dato la massima disponibilità all’assessore ai lavori pubblici nel collaborare: occorre verificare la salubrità delle acque e nel tempo cambiare la tubatura.

Luca Brignone



Il nostro consigliere comunale dice con chiarezza come stanno le cose sulla crisi che sta riempendo Anzio di rifiuti

Sulla crisi rifiuti in corso, provocata dalla chiusura di un impianto privato, ne sto leggendo di tutti i colori. Dal solito scaricabarile per il quale è sempre tutta colpa della Regione, all’attacco ai ‘populisti’ che hanno osato opporsi alla realizzazione di un impianto a biogas (privato) a 300 metri da una scuola d’infanzia. Ho provato più volte in consiglio comunale a fare un ragionamento più ampio sul tema, a spiegare perché l’attuale modello non funziona e cosa dovremmo fare, ma quando leggo certe dichiarazioni capisco sempre di più che parlo con i muri, e allora ogni tanto passa proprio la voglia di prendere parola. Non è possibile però lasciare andare certe affermazioni. Allora riproviamoci in pillole: -L’intero ciclo di gestione dei rifiuti, dalla raccolta, al trattamento ed eventuale smaltimento va ri-pubblicizzato: non è possibile rimanere vincolati alla decisione di un privato che decide di fare ‘manutenzione’ in piena estate. Non è possibile continuare a pagare per un servizio (2.9 milioni per lo smaltimento e 2.8 milioni per il trattamento secondo l’ultimo Piano economico TARI di Anzio) che arricchisce pochi quando potrebbe arricchire la collettività che tutta produce rifiuti (0 euro derivanti dalla vendita di materiale o energie proveniente dai rifiuti secondo lo stesso piano) -Le distanze contano: checché ne dicano i tuttologi della politica nostrana se un impianto, specie se produce emissioni come nel caso degli impianti biogas, sta a 300 o a 1000 metri da una scuola e da un centro abitato, in cui l’esposizione all’inquinante è costante nel tempo, i fattori di rischio cambiano. -Gli impianti servono, ma devono essere pubblici, insediati a distanze adeguate da punti sensibili e devono recuperare principalmente materia E comunque a quanto pare la Regione Lazio, che non è avulsa da errori, mancanze e ritardi, ha già tamponato l’emergenza.


BRIGNONE: LA MAGGIORANZA OGGI HA RAGGIUNTO IL SUO PUNTO PIU’ BASSO Vergognoso il comportamento della maggioranza oggi in consiglio comunale. Prima non hanno i numeri per far cominciare la seduta, poi di corsa chiamano i consiglieri mancanti che magicamente appaiono collegati online. Un problema tecnico dicono. Dopodiché fanno spostare il punto sulle interrogazioni e interpellanze alla fine, approvano i punti di loro interesse, tra cui l’ennesimo debito fuori bilancio dopo aver perso in corte d’appello contro una casa famiglia (!) e il piano economico finanziario TARI 2021, nel quale è previsto un aumento del costo del servizio di quasi 600 mila euro. Alla fine, dopo una lunga discussione in cui arrivano a capire che per migliorare il servizio rifiuti è utile la tariffa puntuale (che prevede sia il controllo delle utenze sia le premialità per chi differenzia bene), cosa che l’opposizione chiede da un anno, abbandonano l’aula facendo mancare il numero legare per il proseguimento dei punti all’odg proposti dall’opposizione e per le interrogazioni e le interpellanze. Che il rispetto della democrazia dell’opposizione non fosse di casa lo si era capito da tempo, ma mai era stato utilizzato un atteggiamento tanto scorretto. Viene da chiedersi il perché di tante assenze in maggioranza poi. Che non si respiri un’area serena è evidente. A quei consiglieri di maggioranza che a porte chiuse criticano e borbottano ma poi puntualmente obbediscono al richiamo del capo (attendo le prevedibili prese di distanza dei partiti di maggioranza da queste mie parole: su ordine del capo alla fine si chinano tutti), suggerisco di tirare fuori un po’ di coraggio e manifestare il loro dissenso pubblicamente. Scoprirebbero che fare politica da persone libere è ancora una bella cosa. Luca Brignone, Alternativa per Anzio


PORTO E CAPO D'ANZIO, LA CITTÀ È CHIAMATA A DECIDERE

Del nuovo porto di Anzio e della società Capo d’Anzio, costituita per realizzarlo e gestirlo, se ne parla da decenni senza venirne a capo. Una buona parte della cittadinanza è convinta sia una questione superata e sepolta, eppure ancora oggi la faccenda è tutt’altro che risolta, tanto che nel prossimo consiglio comunale nel votare il bilancio consolidato (in estrema sintesi il contributo al bilancio del comune che danno le società partecipate dall’Ente) affronteremo ancora una volta la questione della società Capo d’Anzio, del suo disastroso bilancio e del futuro del Porto, il cuore della città.

Vale la pena allora inquadrare la questione, ripercorrere le tappe fondamentali che ci hanno portato alla situazione attuale di pericoloso stallo e capire i possibili scenari, perché la conseguenza di questo fallimento non è "solo" un nulla di fatto, rispetto al quale siamo purtroppo abituati, ma la trasformazione dell’attuale porto in un parcheggio privato di barche (vedi la vicina Nettuno), in cui il valore prodotto dalla città viene incamerato da pochissimi privati e gli abitanti sono dispossessati di uno dei loro beni più preziosi. Tenterò una sintesi, ma la questione è lunga e complessa e alcuni aspetti non possono essere ignorati.
Non sono un giornalista ma un politico, quindi la mia prospettiva sarà di parte, che non significa ideologica, strumentale o preconcetta, ma posizionata rispetto ad un’idea di città.

Alla fine degli anni ’90, in un periodo storico di crescita e forti possibilità economiche, l’allora amministrazione di centro sinistra (l’ultima nella storia della città e che durò pochi mesi) decise di portare all’attenzione della Regione Lazio, l’Ente che "possiede" il Porto, la proposta di ampliamento che veniva direttamente dagli operatori portuali, i quali chiedevano sostanzialmente di avere più spazio. Il contesto economico era favorevole, il progetto già faraonico. Fu un errore? Con tutta probabilità sì, ma mi sembra un tantino facile attribuire tutta la colpa a chi ha governato pochi mesi, in una fase esplorativa di un’idea progettuale, rispetto all’insistenza dei venti anni successivi.

Nel 1998 infatti si avvia la stagione del centro destra, mai interrotta fino ad oggi, che fa del nuovo porto il suo cavallo di battaglia, tanto da inserirlo come punto fondante del nuovo piano regolatore approvato nel 2005 e riproporlo come promessa di sviluppo della città ad ogni campagna elettorale, compresa l’ultima.
Si costituisce una società per azioni inizialmente tutta pubblica, partecipata dal Comune al 61% e da una società del Ministero dello sviluppo economico per il restante 39%, la quale aveva l’obiettivo di reperire i capitali necessari alla realizzazione dell’opera.
Nei 13 anni successivi nulla di fatto. Oggi il centro destra attribuisce la colpa di questo al centro sinistra regionale, accusandolo di aver bloccato il porto di Anzio in favore di quello di Fiumicino. Se ciò sia accaduto non sono in grado di dirlo, so solo che alla Regione c’è stata nel tempo una notevole alternanza di colori politici, con 5 anni di Storace Presidente. Mi interessano poco poi alcune vicende del passato (peraltro ho più volte criticato in prima persona il centro sinistra regionale), le riporto solo perché puntualmente in maggioranza usano queste argomentazioni per screditarci, tanto vale dirle subito.

Nel 2011, in piena crisi economica, con la giunta Polverini si firma la concessione tra Regione e Comune per un’opera da 190 milioni di euro. I manifesti della Polverini e dell’ex Sindaco Bruschini trionfanti invadono la città, ma il bando in project financing (per cui un privato investe e poi gestisce i posti barca per rientrare dei capitali e fare profitti) va ovviamente deserto. Il mercato boccia l’opera.
Nel frattempo, tanto per complicare la situazione, a seguito di una serie di operazioni di ingegneria societaria il 39% di quote della società del Ministero finiscono nelle mani di una società privata di proprietà dell’ingegner Marconi che detiene una grande rete di Marine (parcheggi di barche, non porti) in tutto il Mediterraneo.

Il centro destra, invece di prendere atto del fallimento e lavorare al ridimensionamento del progetto bocciato anche dal mercato insiste. Con la complicità della Regione (questa volta di centro sinistra, a dir poco accondiscendente) stralcia 30 milioni di opere pubbliche dal progetto, caccia gli ormeggiatori storici dopo un lungo contenzioso, inizia a gestire il porto esistente (e quindi a incamerare i proventi provenienti dall’affitto dei posti barca) e tenta di realizzare il raddoppio per fasi, finanziando l’opera direttamente: prima la trasformazione del bacino interno per il diporto (20 milioni stimati) e poi il braccio nuovo a sud che dovrebbe ospitare la pesca, la cantieristica e il trasporto passeggeri (per i circa 140 milioni mancanti).
In questa fase il comportamento nei confronti del socio privato-non-voluto è schizofrenico: da un lato si vota all’unanimità un ordine del giorno in consiglio comunale per far intraprendere al comune una causa per riacquistare il 100% della società (la società prima pubblica poi passata ‘magicamente’ ad un privato non ha rispettato i patti tra soci non avendo fornito per tempo i finanziamenti), dall’altro si firma la road map con questa per la realizzazione del porto per fasi.

Ma qual è il problema della società privata in questione? Le forme di partenariato pubblico privato si fanno in tutto il mondo e se ben gestite funzionano anche. Cosa non va in questo caso? Semplice: il privato ha dimostrato nel tempo (sia ad Anzio sia in altri comuni con situazioni analoghe) di non aver interesse a compartecipare alla realizzazione di un’opera mettendo in campo capitali e competenze in cambio dei profitti sulla quota parte di partecipazione nella società. Il privato vuole accumulare credito nei confronti del comune, mettere questo in difficoltà dal punto di vista economico finanziario e poi comprare a ribasso tutta la società con la concessione, ovvero il porto, per farlo diventare l’ennesima marina da annettere alla sua rete. Potrebbero sembrare congetture, ma la proposta fatta dal socio privato al comune un anno fa, quella di acquistare il totale delle quote della società e quindi il porto a meno di 5 milioni di euro, la dice lunga.

Inutile perdersi in mille altri dettagli: nel 2019 il bando per l’affidamento dei lavori per la prima fase (20 milioni) va deserto. La causa avviata contro il privato arriva a sentenza dopo svariati anni ("casualmente" a ridosso della pubblicazione della gara) e vede il comune vincitore: il porto può tornare al 100% pubblico, ma la sentenza è costitutiva e non esecutiva. Il Comune pur avendo vinto la causa non può rientrare in possesso delle sue quote che il privato nel frattempo ha spostato in un’altra società di sua proprietà.

Ad oggi la situazione è questa:
- Non è stato messo un mattone;
- La concessione, come il piano regolatore portuale, resta legata all’opera faraonica assolutamente fuori mercato;
- La concessione prevedeva tempi di realizzazione dell’opera. Tempi assolutamente scaduti;
- La società Capo d’Anzio non ha un Presidente in rappresentanza del Comune da mesi;
- La stessa società ha registrato nel 2018 un risultato di esercizio di -73.000 euro ed il suo patrimonio netto è sceso a 18.680 euro, al di sotto della soglia minima per lo scioglimento ai sensi del codice civile: andrebbe ricapitalizzata con soldi anche pubblici, ma non registra utili;
- Il Comune non è materialmente in possesso del 100% delle quote.

Inutile girarci intorno: stante la situazione a cui si è arrivati le possibilità di azione del comune oggi sono tutte rischiose e difficili, ma siamo chiamati a prendere una decisione per la città e vale la pensa avviare un confronto pubblico su questo.

Ipotesi 1: si fa pace con il privato, si lasciano perdere le cause e si firmano nuovi patti parasociali in cui il comune decide e il privato esegue. Ѐ quanto ipotizzato dal Sindaco in consiglio comunale. Non sono d’accordo. Primo, il privato è scaltro e competente, non si farà limitare così, ha altre mire: con operatori economici parassitari di questo tipo non vorrei averci più niente a che fare. Secondo, che ne sarà del progetto? Sembra non fregare più niente a nessuno, ma allo stato attuale è comunque irrealizzabile, insostenibile e inadeguato. Non riusciamo a fare attivi oggi, riusciremo a farli per coprire 160 milioni di investimenti? Riusciremo ad affittare a regime l’86% di oltre mille posti barca come previsto dal piano economico finanziario redatto? Non credo. Lo scenario più plausibile è che la Regione intervenga in un secondo momento stralciando la fase 2. Il risultato nella migliore delle ipotesi è la trasformazione del porto in una accozzaglia di posti barca senza una logica gestiti dal privato (il progetto nel suo complesso prevedeva il trasferimento delle attività portuali nel molo esterno: non facendo più queste, resterebbe tutto ammassato nel bacino attuale).

Ipotesi 2: Si restituisce la concessione alla Regione Lazio, la società Capo d’Anzio fallisce, i libri si portano in tribunale e i debiti li pagano, verosimilmente, in parte il Comune in parte il privato. Al di là dell’aspetto economico comunque preoccupante, il punto è: che ne farebbe la Regione Lazio del porto? Qui si aprono mille possibilità. Nessuno può saperlo con certezza, ma con tutta probabilità riaffiderebbe le aree portuali con gara europea ad altri operatori privati. Il privato (chiunque esso sia, compreso l’ingegner Marconi che potrebbe avere tutte le carte per aggiudicarsi la concessione) esce dalla porta e rientra dalla finestra. Il pubblico perde la possibilità di gestire il porto.
Certo, c’è la possibilità che la Regione gestisca diversamente il porto o che per esempio lo annetta all’autorità portuale di Civitavecchia. Ragionamenti utili, ma finché la Regione non si esprime e non dà seguito all’ordine del giorno votato l’anno scorso in Consiglio Regionale questa prospettiva resta estremamente rischiosa.

Ipotesi 3 (il percorso, certamente difficile, che proverei io se fossi al governo): si perseguono le cause contro il privato chiedendo il sequestro delle quote sulla società in cui le ha trasferite, si ricapitalizza la Capo d’Anzio per non farla fallire e si coinvolge la Regione per aprire un tavolo (come già previsto dall’ordine del giorno votato lo scorso gennaio dai consiglieri regionali) e si mettono in campo tutte le possibilità con un bel po’ di coraggio. Ѐ fondamentale ragionare da subito su una rimodulazione del progetto affinché sia sostenibile e adeguato, calibrato sul bacino attuale e quindi, soprattutto, realizzabile e gestibile da un Ente pubblico. Va rifatto un accordo con la Regione sulla base di questo. Se necessario coinvolgere altri partner pubblici o privati per aumentare le competenze bene, ma con l’ingegner Marconi abbiamo già dato. Se c’è la volontà politica e la capacità gestionale (tanto del Comune quanto della Regione) si fa. Altrimenti meglio interrompere tutto subito, portare i libri in tribunale e chiedere alcune garanzie minime sul futuro del Porto, ma con la poca credibilità che abbiamo raggiunto oggi sarà difficile ottenerle.

Luca Brignone

IL PORTO DI ANZIO NON HA BISOGNO DELLE PASSERELLE DI SALVINI

Anzio sarà fra i "fortunati" lidi toccati dal tour ferragostano di Salvini, ormai più simile a un Jovanotti destrorso che a un Ministro della Repubblica. Piuttosto che governare infatti, il segretario della Lega Nord continua a fare passerelle in un Paese allo stremo, impegnato in una campagna elettorale senza fine. Meglio così forse, visto che quando pensa a governare partorisce provvedimenti palesemente anticostituzionali come il "decreto sicurezza bis".

Non si capisce poi perché venga ad Anzio ad incontrare i pescatori, visto che né la pesca né le infrastrutture portuali rientrano fra le sue competenze di Ministro dell'Interno. Sarebbe meglio facesse visita alle Forze dell'Ordine locali, che soffrono da anni di carenza di risorse e che nonostante gli sforzi non riescono ad evitare le ondate di furti che da tempo funestano le estati di residenti e turisti.

Soprattutto, non si capisce con quale faccia tosta la Lega Nord di Anzio e il Sindaco neo-leghista abbiano deciso di far fare la passerella al loro nuovo capo proprio di fronte al loro più grande fallimento. Dopo 20 anni di prese in giro e campagne elettorali, il progetto per il nuovo megaporto è giunto a un punto morto, stavolta definitivo. Al posto loro, dopo una cosa così grave avremmo tolto il disturbo e saremmo andati a casa, loro invece preferiscono farci passeggiare Salvini.

Sinceramente, ci auguriamo che i pescatori chiedano a Salvini e ai suoi seguaci locali conto di questo disastro, oltre a ricordare loro le antiche leggi del mare, che impongono di salvare chiunque si trovi in pericolo di vita.

Anzio, la Vignarola su Rai Tre.

Questa mattina su “Buongiorno Regione” alle ore 7,30 su Rai Tre, é andato in onda un servizio, registrato qualche tempo fa sulla Vignarola. La Riserva Puccini, da poco liberata dai vincoli cercati di imporre dalla precedente amministrazione, che voleva edificare su più parti lungo il parco Naturale, è stata protagonista del servizio. 

La troupe ha utilizzato la mostra di Comitato della “Vignarola nel cuore” allestita per sensibilizzare la cittadinanza. La candidatura di Luca Brignone, consigliere comunale infatti nasce proprio dalla lotta alla salvaguardia di questa preziosa risorsa del territorio.

Nella puntata sono state illustrate le criticità del progetto, dell’amministrazione Bruschini e tutta la bellezza naturalistica della riserva. Nonostante sia da poco stata ritirata la delibera, l’attenzione resta alta, perché parte della maggioranza di De Angelis, vuole portare avanti l’edificazione alla Vignarola, proseguendo la via dei famigerati “quattro cantoni”

I ben informati parlano già di un albergo. 

Durante la commissione rifiuti abbiamo "visitato" l'impianto biogas di via della spadellata. Nonostante per ovvi motivi non ci è stato consentito di entrare, ho avuto modo di scambiare qualche parola con i responsabili dell'impianto. L'apertura è prevista per l'estate e il bacino di utenza coinvolgerà i comuni di Anzio, Nettuno, Ardea ed Aprilia. Che Anzio faccia parte dell'ATO di Latina, come stabiliva il vecchio piano regionale dei rifiuti, o di Roma, come stabilisce il nuovo, poco importa. Comanda il mercato.
Stesso discorso per il costo del rifiuto/tonnellata. Abbiano appreso, infatti, che ci sarebbe una trattativa in corso tra proprietà e comune (trattative che il sindaco si è affrettato a smentire, nel senso che ha solo ricevuto la proposta senza rispondere per ora) per il prezzo dei rifiuti organici che il comune conferirebbe all'impianto, con una riduzione del 40% rispetto al costo attuale . Ma l'assurdità è sempre quella: il rifiuto è materia prima dell'impianto e il comune non dovrebbe pagare in una società equa. Ma si sa, "la monnezza e ora" e la nostra è una società di mercato. A pagarne le spese una scuola d'infanzia, un'azienda agricola con marchi di qualità, un centro abitato... un'intera città.

Luca Brignone

Lavoriamo per la città, basta polemiche sterili

“Prendiamo atto con stupore che mentre la maggioranza porta avanti lo scempio del Piano Particolareggiato del centro, prende tempo in maniera ambigua sugli impianti di trattamento dei rifiuti, porta in consiglio comunale sfilze di debiti fuori bilancio che fanno emergere il cosiddetto “sistema Anzio”, parte delle opposizioni non trovi di meglio da fare che attaccare la nostra associazione in maniera alquanto singolare.

Ci scusiamo fin d’ora con chi ritiene, come noi, inutili e sterili certe polemiche ma a questo punto diventano doverose alcune precisazioni. Riguardo gli attacchi da sinistra non riteniamo utile entrare nel merito: a chi vorrà approfondire, ammesso che a qualcuno interessi, potremo spiegare il nostro punto di vista.

Diversa questione per quanto riguarda la frecciata che ci ha lanciato dal suo blog l’ex candidato sindaco del PD Giovanni Del Giaccio, se non altro perché ricalca le accuse avanzate dal Sindaco in passati consigli comunali al nostro consigliere Brignone. Il giornalista, infatti, afferma che “quelli che parlano di urbanistica dal pulpito di ApA sono gli stessi che hanno contribuito allo scempio sul territorio”, in riferimento, esplicitato, agli architetti Enzo Toselli e Renzo Mastracci.

Allora è bene chiarire: Alternativa per Anzio è una realtà nata pochi mesi fa con il preciso obiettivo di rompere con tutte le logiche della real politik nostrana e non deve niente a nessuno. Non siamo burattini di qualcuno, siamo perfettamente in grado di parlare di urbanistica dal nostro pulpito e di scegliere i nostri collaboratori nella più totale trasparenza e consapevolezza. Ci siamo avvalsi con orgoglio del supporto tecnico degli architetti Toselli e Mastracci, come di quello dell’architetto Paolo Prignani e della professoressa Maria Antonietta Lozzi Bonaventura, grazie ai quali abbiamo presentato le osservazioni più pertinenti e precise di tutti al Piano Particolareggiato del centro e grazie ai quali la delibera sullo spacchettamento della Vignarola verrà ritirata (è bene specificare, infatti, che nella delibera con cui si avvia la revoca dello spacchettamento, vengono utilizzati come giustificazione le osservazioni e gli esposti fatti proprio da questi tecnici).

Forse dà troppo fastidio accettare il fatto che nel “sistema Anzio” noi non ci siamo, non ci siamo mai stati e non ci saremo mai, ma non permetteremo a nessuno di continuare ad infangare il nostro lavoro con illazioni e accuse oltre i limiti del ridicolo. Le opposizioni facciano tutte la loro parte come stiamo facendo noi, decidano davvero da quale parte stare e saremo tutti più contenti. Tanto si doveva”.

PIANO PARTICOLAREGGIATO DEL CENTRO: UNA SERIE DI ASSURDITA' CHE VANNO FERMATE

Come previsto dalla vigente legislazione urbanistica abbiamo protocollato lo scorso 28 gennaio 9 osservazioni al Piano del Centro adottato dal centro destra al termine della consiliatura guidata da Luciano Bruschini. Osservazioni che non servono a modificare alcuni dettaglia, ma a respingere completamente il Piano del centro destra a causa delle innumerevoli assurdità normative, tecniche e urbanistiche contenute. Organizzeremo a breve una iniziativa per spiegare a fondo il Piano e le ragioni della nostra contrarietà, ma intanto riteniamo doveroso attenzionare la città sui rischi a cui va incontro, sintetizzando il contenuto delle osservazioni più rilevanti, elaborate grazie agli architetti Paolo Prignani, Gidio Salvini, Renzo Mastracci, Enzo Toselli e con il contributo della professoressa Maria Antonietta Lozzi Bonaventura.
-Innanzitutto il Piano cancella arbitrariamente, senza alcun fondamento scientifico, un terzo degli edifici UFFICIALMENTE dichiarati come storici. Non si vincolano o si normano i segni e i percorsi storici che caratterizzano il centro.

-Da un punto di vista normativo non si è tenuto conto dei numerosi vincoli Paesaggistici, Architettonici e Archeologici presenti. In particolare, per quanto riguarda l'aspetto paesaggistico, il Piano del Centro è totalmente in contrasto con il PTPR adottato dalla Regione Lazio, strumento sovraordinato ai Piani Comunali e che per legge, quindi, hanno il dovere di rispettare. Secondo il progettista del Piano, lo stesso dello "spacchettamento" della Vignarola (che anche in quella occasione ignorò il Piano Paesistico regionale), il PP costituirebbe una osservazione per il PTPR, sul quale non risulta alcun pronunciamento della Regione!

-Dal punto di vista strettamente urbanistico l'aspetto più assurdo è sicuramente quello relativo al calcolo delle aree a verde pubblico, che miracolosamente aumenterebbero a dismisura. Ebbene, il PP computa come aree verdi la presenza di alberi e/o aiole nelle piazze, negli slarghi stradali e le fasce di rispetto ferroviario e stradale. Ma anche Piazza Pia, Piazza Garibaldi, Piazza Pollastrini, il piazzaletto davanti all'ufficio postale, le grotte di Nerone, i vasti resti della "Villae Imperiale", Villa Albani e addirittura la scarpata inaccessibile tra villa Albani ed il parcheggio di via Matteotti, in contrasto col D.M. 1444/1968, il D.M. 18 aprile 2012, e con qualsiasi logica urbanistica elementare;

-L'ultimo punto riguarda inevitabilmente la volumetria prevista. Stando alla relazione di Piano, sono previsti 31.607 mc di cemento nel centro di Anzio, ovvero il 2,2% in più rispetto all'esistente. Rifacendo i conti dei volumi della zona "sottoferrovia", in realtà, emergono 84.524 mc di ampliamenti e 586.230 mc derivanti da demolizioni e ricostruzioni, solo nella zona sottoferrovia, ben superiori, quindi, ai 31.607 mc dichiarati. Tale aumento di volumetria sarebbe giustificato dalla necessità di ottenere standard urbanistici che oggi mancano alla città, ma in realtà la maggior parte degli standard previsti dal Piano derivano da acquisizioni del Comune da altri Enti (come per il parcheggio "La Piccola" o l'area dell'ospedale militare) che nulla hanno a che fare con le edificazioni!

Infine, la relazione del PP in discussione è in buona parte un copia e incolla da piani di comuni come Rocca Priora e Carpineto Romani che nulla hanno a che fare la nostra città!
Questo Piano, in conclusione, rappresenta l'ennesimo sacco alla città di Anzio e va fermato con estrema urgenza.

Luca Brignone, Alternativa per Anzio
Lina Giannino, PD Piazza Grande

LA MAGGIORANZA SCELGA: O MUSSOLINI O ROGER WATERS

Nella seduta di ieri, il Consiglio Comunale ha respinto la mozione proposta dall' Anpi e da noi presentata, che richiedeva la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e di sostituirla con un attestato di pubblica benemerenza ad Adele di Consiglio, cittadina di Anzio perseguitata dai nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Non che ci sorprenda il fatto che questa destra abbia respinto la mozione, ma quello che ci lascia, ogni volta, senza parole è l'arroganza con cui si è tentato di negare perfino il confronto e la spiegazione delle ragioni dietro questa proposta.
Ci chiediamo cosa ne penserebbe di tutto ciò un altro nostro concittadino onorario, Roger Waters dei Pink Floyd, giustamente celebrato dalla giunta Bruschini con tutti gli onori in occasione del 70º anniversario dello sbarco. Waters, lo ricordiamo, non ha mai conosciuto il padre Eric, che era un fervente antifascista, tanto da decidere di rinunciare ai suoi principi pacifisti per venire a combattere per la libertà e la democrazia proprio qui ad Anzio, scelta che gli è costata la vita. Il suo sacrificio ha ispirato Roger Waters per tutta la vita, spingendolo a disprezzare tutti i totalitarismi e a combattere per la pace e la giustizia sociale, tanto con i suoi testi che con le sue azioni.
Ecco, ci chiediamo con quale coerenza si possa prima concedere la sacrosanta cittadinanza onoraria a Waters e poi rifiutarsi di revocarla a Mussolini, artefice di innumerevoli sofferenze e indirettamente anche della morte di Eric Fletcher Waters.
Noi crediamo che sia necessario scegliere da che parte stare. E non abbiamo dubbi, scegliamo la parte di Adele di Consiglio e di Waters.
Ci chiediamo cosa ne penserebbe di tutto ciò un altro nostro concittadino onorario, Roger Waters dei Pink Floyd, giustamente celebrato dalla giunta Bruschini con tutti gli onori in occasione del 70º anniversario dello sbarco. Waters, lo ricordiamo, non ha mai conosciuto il padre Eric, che era un fervente antifascista, tanto da decidere di rinunciare ai suoi principi pacifisti per venire a combattere per la libertà e la democrazia proprio qui ad Anzio, scelta che gli è costata la vita. Il suo sacrificio ha ispirato Roger Waters per tutta la vita, spingendolo a disprezzare tutti i totalitarismi e a combattere per la pace e la giustizia sociale, tanto con i suoi testi che con le sue azioni.
Ecco, ci chiediamo con quale coerenza si possa prima concedere la sacrosanta cittadinanza onoraria a Waters e poi rifiutarsi di revocarla a Mussolini, artefice di innumerevoli sofferenze e indirettamente anche della morte di Eric Fletcher Waters.
Noi crediamo che sia necessario scegliere da che parte stare. E non abbiamo dubbi, scegliamo la parte di Adele di Consiglio e di Waters.